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Tanto tempo fa percorrevo la strada della vita, quando un giorno mi trovai davanti ad una grande insegna che diceva supermarket del paradiso.
Mi avvicinai ancora di più, una porta si spalancò e prima che mi rendessi conto ero già dentro. Vidi una grande schiera di angeli… erano ovunque .
Uno di loro mi diede un carrello e mi disse : “ Figliolo, scegli tutto con cura ”. Tutto quello di cui un cristiano aveva bisogno si trovava qui.
Potevi prendere tutto quello che volevi ed in grande quantità e se non potevi portarlo tutto, potevi ritornare quante volte volevi.
Per primo presi un po di pazienza, l’amore era li vicino. Più in giù c’era la comprensione, di questa ne hai bisogno ovunque tu vada. Presi due scatole di saggezza e due sacchi di fede. Non potei fare a meno di prendere lo Spirito Santo, perchè era da tutte le parti.
Mi fermai a prendere la forza e il coraggio per aiutarmi in questa corsa.
A questo punto il carrello era quasi pieno ma presi anche la grazia e non mi dimenticai della salvezza…. che era gratis…. perciò ne presi anche per te.
Credevo di avere tutto quello che mi serviva per fare la volontà del Signore, quando vidi la preghiera e la presi di buon cuore, perchè sapevo che fuori di qui ti potevi inciampare nel peccato.
Presi pure pace e serenità che erano vicino a canto e lode sull’ultimo scaffale.
Allora dissi all’angelo : “quanto devo ?” . Lui sorrise e mi disse : “prendili e portali con te ovunque” .
Di nuovo gli dissi : “ma veramente, quanto devo ?”.
Lui sorridendo mi rispose : “Figliolo, Gesù ha pagato il tuo debito tanto tempo fa”.
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Mosè ha scritto nella legge: Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza.
Considerate, vi prego, la grandezza di questa espressione. Dio onnipotente, invisibile, incomprensibile, ineffabile, inestimabile, plasmò l’uomo dal fango della terra e lo nobilitò con la dignità della sua immagine.
Che cosa vi può essere di comune tra l’uomo e Dio, tra il fango e lo spirito? “Dio” infatti, “é spirito” (Gv 4, 24).
Quale grande degnazione è stata questa, che Dio abbia dato all’uomo l’ immagine della sua eternità e la somiglianza del suo divino operare! Grande dignità deriva all’uomo da questa somiglianza con Dio, purché sappia conservarla. Gravissimo titolo di condanna è invece per lui la profanazione di quella immagine. Se l’uomo userà rettamente di quelle facoltà che Dio ha concesso alla sua anima, allora sarà simile a Dio. Ricordiamoci che gli dobbiamo restituire tutti quei doni che egli ha depositato in noi quando eravamo nella condizione originaria. Ce ne ha insegnato il modo con i suoi comandamenti.
Il primo di essi è quello di amare il Signore nostro con tutto il cuore, perchè egli per primo ci ha amati, fin dall’ inizio dei tempi, prima ancora che noi venissimo alla luce di questo mondo. L’amore di Dio è la rinnovazione della sua immagine. Ama veramente Dio chi osserva i suoi comandamenti, poiché egli ha detto: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv 14,15). Il suo comandamento è l’amore reciproco. Così è stato detto. “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati”
(Gv 15,12).
Il vero amore però non si dimostra con le sole parole “ma coi fatti e nella verità”
(Gv 3, 18). Dobbiamo quindi restituire a Dio e Padre nostro la sua immagine non deformata, ma conservata integra mediante la santità della vita , perchè egli è santo. per questo è stato detto:”Siate santi, perchè io sono santo” (Lv. 11,44). Dobbiamo restituirgliela nella carità, perchè egli è carità, secondo quanto dice Giovanni:” Dio è carità” (1 Gv 4, 18). Dobbiamo restituirgliela nella bontà e nella verità, perchè egli è buono e verace.
Noi siamo dunque pittori di un immagine diversa da questa. Dipinge in sé l’immagine di un tiranno chi è violento, facile all’ira e superbo. Perchè non avvenga che dipingiamo nel nostro animo immagini tiranniche, intervenga Cristo stesso e tracci nel nostro spirito i lineamenti precisi di Dio. Lo faccia proprio trasfondendo in noi la sua pace, lui che ha detto: “Vi lascio la mia pace, vi do la mia pace” (Gv 14,27). Che cosa tuttavia ci servirebbe sapere che la pace è in se buona, se poi non fossimo capaci di conservarla? In genere le cose migliori sono anche le più fragili. Le cose più preziose poi esigono la vigilanza più cauta e diligente. E’ troppo fragile quello che si spezza con una sola parola o che va in rovina per la più piccola offesa al fratello. Nulla piace tanto agli uomini quanto parlare delle cose altrui, darsi pensiero degli affari degli altri e passare il tempo in inutili conversazioni, mormorando degli assenti.
Tacciano quelli che non possono dire :”Il Signore mi ha dato una lingua da iniziati, perchè io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola” (Is 50,4) e, se dicono qualcosa sia una parola di pace.
dalle “Istruzioni” di san Colombano, abate
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la vocazione battesimale
La prima chiamata, rivolta a tutti gli uomini, è la chiamata dell’esistenza, è l’esistere, e se manca da parte dell’uomo la conoscienza e la coscienza di questa vocazione primaria allora ogni vocazione personale non può essere assolutamente né percepita né compresa !
Questa chiamata elementare e primaria deve con forza essere sottolineata ed evodenziata oggi, perchè proprio tra i giovani di oggi è facile constatare che questo dato è assente dal loro orizzonte.
Sovente oggi succede che i giovani si sentano nati per caso, gettati nella vita e nell’esistenza dalle loro famiglie e non percepiscano assolutamente questa chiamata essenziale di cui, purtroppo, neppure la chiesa fa un annuncio adeguato e sufficiente.
E’ perciò chiaro che nell’ambito di un’esperienza giovanile che, a causa della disgregazione dell’ambiente famigliare e della massificazione tipiche della nostra società, non percepisce ed anzi contraddice questa verità elementare, ogni ulteriore discorso sulla vocazione personale non può far altro che dissolversi rivelandosi inconsistente. Un secondo elemento preliminare va colto nella vocazione collettiva, nell’elezione dentro la quale si colloca la vocazione personale. Qui si potrebbe certamente dire che la vocazione del singolo nella Scrittura precede quella comunitaria e che Abramo è chiamato singolarmente per dare origine ad Israele e che i discepoli sono stati chiamati personalmente per dare inizio alla chiesa.
Noi però non siamo Abramo né siamo nella situazione di Abramo, non siamo gli apostoli né possiamo nella situazione degli apostoli. Noi non possiamo essere chiamati per iniziare un nuovo cammino di fede o per dare inizio ad una chiesa e di conseguenza le nostre vocazioni si collocano all’interno di un popolo e di una storia, e possono soltanto nascere da un alveo contraddistinto da una vocazione comunitaria al cui interno emerge un’elezione particolare.
E’ sul fondamento degli apostoli e dei profeti che cresce verso l’alto la costruzione dell’edificio spirituale di cui i chiamati sono pietre vive ( cf. 1 Pt 2,5 ) e colonne nel tempio di Dio ( cf. Ap 3,12 ).
Di conseguenza è la vita cristiana che è vocazione del Padre in Cristo ad una vita di santità nella comunità che è la chiesa. Tutto questo ci porta a dire che la vocazione, vocazione all’esistenza per ogni uomo, è vocazione nella vita cristiana per quanti sono stati raggiunti dall’evangelo.
La vocazione essenziale dei cristiani è quella ricevuta nel battesimo ed è vocazione unica: è la vocazione alla santità di tutto il popolo di Dio.
Un monaco della chiesa d’occidente
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Il maestro domandò al discepolo :
“ Perchè non adori gli idoli ?”
Rispose il discepolo :
“Perchè il fuoco li può incenerire”.
“Allora adora il fuoco”.
“No, adorerei piuttosto l’ acqua, che è capace di spegnere il fuoco”.
“Allora adora l’ acqua!”
“In questo caso adorerei le nubi: é da loro che proviene l’ acqua!”
“ Allora adora le nubi!”.
“No, perchè il vento é più forte delle nubi e può disperderle….”.
“Allora adora il vento che soffia!”.
“No, adorerei piuttosto l’ uomo, che ha il potere di soffiare”.
“Allora adora l’ uomo!”.
“No, perchè muore”.
“Adora dunque la morte!”.
“L’ unico degno di adorazione é il signore della vita e della morte,
che ha fatto il sole, l’ acqua, il vento e l’uomo”.
Il maestro apprezzò
la saggezza del suo discepolo.
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Le vie sono due: una della vita e una della morte, e grande é la differenza tra le due vie.
Dunque, la via della vita é questa: innanzitutto “amerai il Dio” che ti ha plasmato e poi “il tuo prossimo, come te stesso” ; e tutto ciò che non vorresti fosse fatto a te, neppure tu fallo a un altro. Ecco dunque l’insegnamento di queste parole: benedite coloro che vi maledicono, pregate “ per i vostri nemici” e digiunate “ per coloro che vi perseguitano” .
Quale grazia, infatti, se amate coloro che vi amano? “Non fanno questo anche le genti? ”.
Voi, invece amate coloro che vi odiano e non avrete ( alcun ) nemico.
“ Allontanatevi dai desideri della carne ” e del corpo. “ Se qualcuno ti da uno schiaffo sulla guancia destra, rivolgigli anche l’altra ”, e sarai perfetto.“ Se qualcuno ti costringe a ( fare ) un miglio, fanne insieme a lui due”. Se qualcuno prende il tuo mantello, dagli anche la tunica. Se qualcuno ti prende ciò che é tuo, non ridomandar(lo), perchè non puoi.
“ A chiunque ti chiede dà ” e non ridomandare, perchè il Padre vuole che i suoi doni siano dati a tutti. Beato colui che dà, secondo il comandamento, perchè é senza colpa. Guai a colui che riceve: se infatti qualcuno riceve essendo nel bisogno, sarà senza colpa; ma chi ( riceve ) non essendo nel bisogno, darà conto del motivo per cui ha ricevuto e del fine; messo in prigione, sarà esaminato circa quello che ha fatto “ e non sarà liberato di là, finché non abbia restituito l’ultimo spicciolo ”.
Ma ancora su questo é stato detto : “ Suda la tua elemosina nelle tue mani, finché (tu ) non sappia a chi dai”.
Secondo comandamento dell’insegnamento: “ non ucciderai ”, non sarai adultero, non corromperai i ragazzi, non fornicherai, “non ruberai ”, non praticherai la magia, “non praticherai la stregoneria ”, non ucciderai il bambino con l’aborto né lo farai morire una volta dopo nato, “ non desidererai le cose del prossimo ” .
“ Non spergiurerai ”, “non dirai falsa testimonianza ”, non sarai maldicente, non serberai rancore. Non sarai doppio di pensiero né doppio di lingua, perché la doppiezza di lingua è una trappola di morte. La tua parola non sarà menzogna, né vuota, ma colma dell’ esperienza. Non sarai ambizioso, né rapace, né ipocrita, né maligno, né orgoglioso; non ordirai un cattivo disegno contro il tuo prossimo. Non odierai nessuno; ma alcuni li riprenderai, per altri pregherai, altri ancora li amerai più della tua stessa anima.
Sii invece mite, perché “ i miti erediteranno la terra ” .Sii magnanimo, misericordioso, senza malizia, “tranquillo”, buono e “temi” sempre “le parole” che hai udito. Non ti innalzerai, né consegnerai la tua anima all’ insolenza. La tua anima non si unirà agli alteri, ma frequenterai i giusti e gli umili. Accoglierai come beni gli eventi che ti accadono, sapendo che senza Dio non avviene nulla.
Tratto dalla “Didaché”
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La passione del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo é pegno sicuro di gloria e insieme ammaestramento di pazienza.
Che cosa mai non devono aspettarsi dalla grazia di Dio i cuori dei fedeli! Infatti al Figlio unigenito di DIO, coeterno al Padre, sembrano troppo poco nascere uomo dagli uomini, volle spingersi fino punto di morire quale uomo e proprio per mano di quegli uomini che aveva creato lui stesso.
Gran cosa é ciò che ci viene promesso dal Signore per il futuro, ma é molto più grande quello che celebriamo ricordando quanto é già stato compiuto per noi. Dove erano e che cosa erano gli uomini, quando Cristo morì per i peccatori? Come si può dubitare che egli darà ai suoi fedeli la sua vita , quando per essi, egli non ha esitato a dare anche la sua morte? Perchè gli uomini stentano a credere che un giorno vivranno con Dio, quando già si é verificato un fatto molto più incredibile, quello di un Dio morto per gli uomini?
Chi é infatti Cristo? E’ colui del quale si dice: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” ( Gv 1,1) Ebbene questo Verbo di Dio “ si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” ( Gv 1,14 ) . Egli non aveva nulla in se stesso per cui potesse morire per noi, se non avesse preso da noi una carne mortale. In tal modo egli immortale poté morire, volendo dare la vita per i mortali. Rese partecipi della sua vita quelli di cui aveva condiviso la morte.
Noi infatti non avevamo di nostro nulla da cui aver la vita, come lui nulla aveva da cui ricevere la morte. Donde lo stupefacente scambio: fece sua la nostra morte e nostra la sua vita.
Dunque non vergogna, ma fiducia sconfinata e vanto immenso nella morte del Cristo.
Prese su di sé la morte che trovò in noi e così assicurò quella vita che da noi non può venire.
Ciò che noi peccatori avevamo meritato per il peccato, lo scontò colui che era senza peccato.
E allora non ci darà ora quanto meritiamo per giustizia, lui che é l’artefice della giustificazione?
Come non darà il premio dei santi, lui fedeltà personificata, che senza colpa sopportò la pena dei cattivi ?
Confessiamo, perciò, o fratelli, senza timore, anzi proclamiamo che Cristo fu crocifisso per noi.
Diciamolo, non già con timore, ma con gioia, non con rossore, ma con fierezza.
L’Apostolo Paolo lo comprese bene e lo fece valere come titolo di gloria. Poteva celebrare le più grandi e affascinanti imprese del Cristo. Poteva gloriarsi richiamando le eccelse prerogative del Cristo, presentandolo quale creatore del mondo in quanto Dio con il Padre, e quale padrone del mondo in quanto uomo simile a noi. Tuttavia non disse altro che questo: << Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo>> (Gal. 6,14).
Dai <<Discorsi>> di sant’Agostino, Vescovo.
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Afferma la Scrittura: “Beati i misericordiosi, perchè troveranno misericordia”(Mt 5,7). La misericordia non ha l’ultimo posto nelle beatitudini. Osserva ancora: “Beato l’uomo che ha cura del misero e del povero” (cfr. Sal 40,2) e parimenti: “Buono è colui che è pietoso e dà in prestito” (cfr Sal.111,5 ).
In un altro luogo si legge ancora: tutto il giorno il giusto ha compassione e dà in prestito (cfr.Sal 36,26).
Conquistiamoci la benedizione, facciamo in modo di essere chiamati comprensivi, cerchiamo di essere benevoli. Neppure la notte sospenda i tuoi doveri di misericordia. Non dire : “ritornerò in dietro e domani ti darò aiuto”.
Nessun intervallo si interponga fra il tuo proposito e l’opera di beneficenza.
La beneficenza infatti, non consente indugi. Spezza il tuo pane all’affamato e introduci i poveri e i senza tetto in casa tua (cfr.Is 58,7) e questo fallo con animo lieto e premuroso. Te lo dice l’Apostolo: quando fai opere di misericordia, compile con gioia (cfr Rm. 12,8) e la grazia del beneficio che rechi ti sarà allora duplicata dalla sollecitudine e tempestività. Infatti ciò che si dona con animo triste e per costrizione non riesce gradito e non ha nulla di simpatico.
Quando pratichiamo le opere di misericordia, dobbiamo essere lieti di non piangere: “se allontanerai da te la meschinità e le preferenze”, cioè la grettezza e la discriminazione come pure le esitazioni e le critiche, la tua ricompensa sarà grande.
“Allora la tua luce sorgerà come l’aurora e la tua ferita si rimarginerà presto”(Is 58,8). E chi è che non desideri la luce e la serenità?
Perciò, o servi di Cristo, suoi fratelli e coeredi, se ritenete che la mia parola meriti qualche attenzione, ascoltatemi: finché ci è dato di farlo, visitiamo Cristo, curiamo Cristo, alimentiamo Cristo, vestiamo Cristo, ospitiamo Cristo, onoriamo Cristo non solo con la nostra tavola, come alcuni hanno fatto, né solo con gli unguenti, come Maria Maddalena, né soltanto con il sepolcro, come Giuseppe D’Arimatea, né con le cose che servono alla sepoltura, come Nicodemo, che amava Cristo solo per metà, e neppure infine con l’oro, l’incenso e la mirra, come fecero, già prima di questi nominati, i Magi.
Ma, poiché il Signore di tutti vuole la misericordia e non il sacrificio, e poiché la misericordia vale più di migliaia di grassi agnelli, offriamogli appunto questa nei poveri e in coloro che oggi sono avviliti fino a terra.
Così quando ce ne andremo di qui, verremo accolti negli eterni tabernacoli della comunione con Cristo Signore, al quale sia gloria nei secoli. Amen.
(dai “Discorsi” di San Gregorio Nazianzeno, Vescovo)
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E’ lume della vera saggezza discernere il bene dal male senza sbagliare.
Quando ciò avviene, allora la via della giustizia conduce la mente a DIO, sole di giustizia e introduce nello sfolgorio infinito della scienza la mente stessa che cerca ormai con grande fiducia l’ amore.
E’ necessario che coloro che combattono cerchino di conservare l’animo libero da interno turbamento, perchè la mente, discernendo i pensieri che si affacciano, possa conservare nel santuario della memoria quelli che sono buoni e mandati da Dio, e scacciare invece quelli che sono cattivi e suggeriti dal demonio.
Anche il mare quando è perfettamente calmo permette ai pescatori una visibilità che arriva fino al fondo,di modo che i pesci non sfuggano al loro sguardo. Ma quando è sconvolto dai venti, nasconde con le onde torbide ciò che nella calma mostra chiaramente;e così rimangono infruttuosi tutti gli accorgimenti che usano i pescatori per catturare i pesci.
Ora è soltanto allo Spirito Santo che appartiene il compito di purificare le menti: infatti se non entra quel forte per sopraffare il ladro, la preda non gli potrà essere tolta.
E’necessario quindi che noi con la pace dell’anima alimentiamo l’azione dello Spirito Santo,ossia che teniamo in noi stessi sempre accesa la lucerna della chiaroveggenza,poiché mentre essa risplende nel segreto della mente,non soltanto quegli attacchi insidiosi e tenebrosi dei demoni vengono scoperti, ma vengono altresì sgominati perchè colpiti da quella luce santa e gloriosa.
Per questo l’Apostolo raccomanda:”Non spegnete lo Spirito”(1Ts 5,19),cioè non rattristate lo Spirito Santo a causa della vostra malizia o dei cattivi pensieri,perchè egli non desista dal proteggervi con quel suo divino splendore.
In realtà non è possibile spegnere quel lume eterno e vivificante che è lo Spirito Santo,ma è possibile che la sua tristezza,ossia la nausea per noi lo costringa a lasciare priva della luce della conoscenza e tutta avvolta nell’oscurità la nostra anima.
Il discernimento della mente è la perfetta sapienza con la quale le cose vengono giudicate. Quando l’organismo è sano, con il senso del gusto noi sappiamo distinguere ciò che fa bene da quanto ci fa male e cerchiamo quanto ci piace. Così è della nostra mente,quando è in perfetto equilibrio. Pur in mezzo a mille preoccupazioni, è in grado di godere pienamente della consolazione divina.
Anzi può conservare a lungo il ricordo della sua dolcezza mediante l’esercizio della carità. Questa poi tende a conseguire beni sempre più alti, come dice l’Apostolo: e di questo vi prego: che la vostra carità cresca sempre più in ogni scienza ed in ogni senso, perchè tendiate a beni più grandi. (cfr.1,9-10)
(Da un autore dei secoli passati)
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La Chiesa sa bene che Cristo vive nelle Sacre Scritture e per questo ha sempre tributato loro una venerazione simile a quella riservata al Corpo del Signore (Eucaristia) e, come dice San Girolamo, <<l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo>>. Quindi <<Chiesa e Parola di Dio sono tra loro inscindibilmente legate. La Chiesa vive della Parola di Dio e la parola di Dio risuona nella Chiesa, nel suo insegnamento e nella sua vita>>.
Questa Parola che non invecchia mai, né mai si esaurisce, è un mezzo privilegiato perché ciascun credente si rinnovi e si rafforzi spiritualmente.
In un intervento di Benedetto XVI, durante un congresso internazionale nel 2005, il Papa ha raccomandato l’antica tradizione della “lectio divina”, ovvero l’assidua lettura della Scrittura biblica, accompagnata dalla meditazione e dalla preghiera.
Sulla riuscita esperienza delle edizioni precedenti, il Vicario della zona “Pianura”, di cui facciamo parte, sta mettendo a calendario per la Quaresima 2007, quattro incontri, tenuti da relatori competenti, per approfondire la Parola di Dio e per pregare insieme.
Mi permetto di estendere un caloroso invito a tutti i cristiani di buona volontà di accogliere questi appuntamenti come una preziosa occasione per ascoltare la voce del Signore Gesù, parola vive e vera.
p.s. : appena sarà pronto il programma - verrà comunicato.
vostro parroco
don Paolo Battisti